A febbraio 2025 l’ISO ha pubblicato la nuova edizione della norma anticorruzione di riferimento a livello internazionale: la ISO 37001:2025, che sostituisce la versione del 2016. In Italia l’UNI l’ha recepita a settembre 2025 come UNI ISO 37001:2025. Per le organizzazioni già certificate — o che stanno valutando la certificazione — non si tratta di un dettaglio formale: è la prima revisione della norma in quasi un decennio, e introduce scadenze precise oltre a cambiamenti sostanziali nella gestione del sistema.

In questo articolo facciamo chiarezza su tre punti: cosa cambia davvero, quali sono le tempistiche da rispettare, e cosa deve fare concretamente un’azienda per arrivare preparata alla transizione.

Perché è stata aggiornata la norma

La struttura complessiva della ISO 37001 resta riconoscibile: chi conosce la 2016 ritrova l’impianto basato sull’analisi del contesto, la leadership, la valutazione del rischio, i controlli operativi e il miglioramento continuo. L’aggiornamento nasce dall’esperienza applicativa maturata negli anni e dall’evoluzione del quadro di riferimento, con l’obiettivo di rafforzare l’efficacia reale del sistema di gestione per la prevenzione della corruzione (SGPC) e di renderlo più integrabile con gli altri standard di gestione.

Le principali novità della ISO 37001:2025

Le modifiche più rilevanti per chi gestisce o presidia un sistema anticorruzione riguardano alcuni ambiti chiave:

  • Cambiamento climatico e contesto. Sono state introdotte sotto-clausole che richiedono di considerare il cambiamento climatico tra i fattori di contesto e le aspettative delle parti interessate. È l’allineamento, ora incorporato direttamente nella norma, all’emendamento ISO già esteso a tutti gli standard di gestione.
  • Cultura dell’integrità. Viene rafforzata l’importanza di sviluppare e mantenere una vera cultura anticorruzione a tutti i livelli, non solo un apparato documentale formale.
  • Funzione di prevenzione della corruzione. Ruoli, responsabilità e livelli di indipendenza della funzione anticorruzione (FPC) sono definiti in modo più chiaro e strutturato, a garanzia di una governance più solida.
  • Conflitti di interesse. Le indicazioni per identificare, gestire e mitigare i conflitti di interesse sono ampliate e approfondite.
  • Due diligence sulle terze parti. Aggiornati i requisiti di verifica del profilo di integrità di fornitori, partner, agenti e intermediari.
  • Riesame della direzione. La nuova versione concentra il riesame sulla direzione, eliminando il distinto riferimento al riesame dell’organo direttivo presente nella 2016. L’organo di vertice mantiene comunque il proprio ruolo di leadership e supporto al sistema.
  • Armonizzazione con altri standard ISO. Maggiore coerenza terminologica e più facilità di integrazione con norme come la ISO 9001 e la ISO 37002, oltre a una lieve riorganizzazione del capitolo sul miglioramento.

Le scadenze della transizione

Le tempistiche sono fissate e vanno gestite per tempo, perché un audit di transizione richiede preparazione documentale e organizzativa:

  • Dal 1° settembre 2026: tutte le nuove certificazioni iniziali e le ricertificazioni sono rilasciate esclusivamente secondo la ISO 37001:2025.
  • Entro il 28 febbraio 2027: tutte le certificazioni ancora ferme alla ISO 37001:2016 devono essere migrate alla nuova edizione, pena la perdita di validità.

In pratica, per un’organizzazione già certificata 2016 la transizione avviene attraverso un audit dedicato, condotto dall’organismo di certificazione accreditato: in caso di esito positivo il certificato viene aggiornato alla versione 2025, mantenendo il ciclo di audit originario.

Cosa deve fare concretamente un’azienda certificata

La transizione non si esaurisce nel “cambiare l’anno sulla copertina dei documenti”. I passi sostanziali sono tre:

  1. Gap analysis rispetto alla 2025. Confrontare il sistema attuale con i nuovi requisiti per individuare gli scostamenti reali — tipicamente su contesto e clima, conflitti di interesse, ruolo e indipendenza della funzione anticorruzione, riesame della direzione.
  2. Aggiornamento della documentazione del SGPC. Allineare policy, procedure e registri ai requisiti della nuova edizione, intervenendo solo dove serve e senza appesantire inutilmente il sistema.
  3. Audit interno e riesame della direzione sulla nuova versione. Verificare la conformità alla 2025 con un audit interno e portare gli esiti al riesame della direzione, in modo da arrivare all’audit di transizione con un sistema già rodato.

Un’opportunità, non solo un adempimento

La revisione 2025 spinge nella direzione che da sempre distingue i sistemi anticorruzione efficaci da quelli puramente formali: più cultura dell’integrità, ruoli più chiari, presidio reale del rischio. Per le organizzazioni che adottano anche un Modello Organizzativo ex D.Lgs. 231/2001, è anche l’occasione per rafforzare le sinergie tra i due sistemi — mappatura dei rischi, policy, controlli e flussi informativi verso gli organi di vigilanza — evitando duplicazioni e migliorando la tracciabilità complessiva.

Gestita con metodo e per tempo, la transizione diventa un’occasione per consolidare il sistema, non un costo da subire all’ultimo momento.

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